Demo Dynamic HTML: esempio pratico
   

L'AVANZATA VERSO SIDI-EL-BARRANI

 

La cronica mancanza di automezzi fece sì che all’offensiva verso l’Egitto avrebbero partecipato solo il XXIII c.a., il Gruppo divisioni libiche e il Raggruppamento motorizzato libico (altrimenti conosciuto come raggruppamento “Maletti”). Questo in virtù del fatto che erano le uniche forze con automezzi. Il XXIII disponeva di circa un migliaio di mezzi di trasporto che andarono ad autocarrare la 1ª Divisione CCNN “23 marzo”, mentre le divisioni Marmarica e Cirene si sarebbero spostate a piedi. Il Gruppo divisioni libiche disponeva di circa 650 mezzi di trasporto i quali furono destinati la trasporto delle artiglierie, dei carri leggeri, dell’acqua, viveri, munizioni e carburante per tre giorni d’autonomia.  Il Raggruppamento “Maletti” disponeva di circa 450 automezzi e risultava non solo completamente autocarrato ma altresì capace di una notevole autonomia logistica (circa 700 km). I rimanenti corpi d’armata, XXI e XXII, vennero invece dislocati come riserve. Il XXI si schierò nella zona di Cirene e il XXII a difesa della base di Tobruk. Un primo piano d’offensiva venne valutato nei giorni tra il 22 e il 25 agosto 1940. Si trattava di un offensiva limitata volta a rendere sicura la frontiera cirenaica. L’avanzata si sarebbe svolta su tre colonne. La prima sarebbe avanzata da Capuzzo verso Sollum. La mediana verso Gabr Bu Tares. La più meridionale verso Sceferzer e Bir El Chreigat. Questo piano mirava a portare le truppe italiane sul ciglione dell’Hagiag el Aqasa. Troppo modesto come ambizioni venne accantonato. Un secondo piano venne studiato e presentato il 3 settembre 1940. Esso prevedeva una colonna, composta dal XXIII c.a., in avanzata da Capuzzo verso Sollum e quindi Sidi El Barrani. Una colonna più meridionale, Gruppo divisioni Libiche e “Maletti” doveva avanzare lungo la direttrice Sceferzer/Der el Brugg/Der el Hamr/ B.Habata/ Bir er Rabia/ Bir Enba. Questo piano avrebbe dovuto essere seguito dagli italiani. Diversi furono i dubbi di Graziani in merito a questo piano. Soprattutto l’ala meridionale dava da pensare. Tra le due colonne ci sarebbero state difficoltà di collegamento a causa del ciglione dell’Hagiag El Aqasa. Graziani prevedeva poi uno scollamento tra il raggruppamento Maletti e le divisioni libiche visto che le fanterie di queste ultime si sarebbero mosse a piedi. Riteneva che il Maletti sarebbe stato troppo debole per affrontare le forze inglesi. Questo produsse un ulteriore cambiò che venne apportato a ridosso dell’offensiva. Tutte le forze sarebbero avanzate su un'unica direttrice, quella costiera. Il piano d’offensiva prevedeva che fossero le divisioni libiche ad aprire il passo mentre le divisioni Marmarica e Cirene restavano in seconda schiera. La divisione CCNN “23 marzo” e il 1° raggruppamento carristi si ponevano in riserva. Il raggruppamento “Maletti” aveva il compito di garantire il fianco destro dello schieramento da possibili incursioni da sud. L’offensiva scattò il 13 settembre 1940 e venne aperta da una violenta preparazione di artiglieria e da un forte bombardamento aereo. A seguito le forze italiane presero ad avanzare. Nella prima giornata la cittadina di Sollum venne raggiunta ed oltrepassata dalla 1ª divisione libica mentre la 2ª divisione libica raggiungeva il passo di Halfaya. Il 14 settembre le divisioni libiche avanzarono oltre Halfaya spingendosi all’interno del territorio egiziano. Nel frattempo le altre truppe italiane avanzavano lentamente a piedi dietro i battistrada libici. Il 15 settembre le truppe libiche raggiunsero Bug-Bug mentre le truppe motorizzate (div. CCNN “23 marzo”, raggruppamento “Maletti”, 1° raggruppamento carristi) ricevettero l’ordine di avanzare con la massima celerità verso Sidi el Barrani allo scopo di infrangere la resistenza avversaria. Gli inglesi si ritiravano metodicamente infliggendo comunque perdite e ritardi all’avanzata italiana. Gli italiani quindi procedevano a fatica in territorio egiziano. Tutto questo non impedì comunque alle forze italiane di investire Sidi el Barrani nella giornata del 16 settembre. Sidi el Barrani può dirsi conquistata alla sera del 16  mentre altre forze italiane raggiungono Alam el-Tummar. Nella giornata del 17 settembre elementi motorizzati del XXIII corpo si spinsero fino a raggiungere el-Maktila. Ancora il 18 settembre altre forze motorizzate si muovono in ricognizione fino ad Alam-el-Sana (30 km da Sidi el-Barrani) senza incontrare resistenza. Nel tirare le somme dell’attacco italiano occorre notare come gli italiani persero 397 uomini di cui 97 morti. Gli inglesi lamentarono la perdita di 50 uomini e dichiararono di aver distrutto o danneggiato 78 carri armati, 13 autoblindo e 22 automezzi. Nel complesso, gli italiani erano si avanzati ma non erano riusciti ad infliggere perdite sensibili agli inglesi ne a tagliarli fuori. Uomini e materiali furono sottoposti a fortissimi sforzi provocando negli automezzi e nei carri armati un grande usura. In particolare, i nuovi carri medi M11-39, su sui lo Stato Maggiore faceva grande affidamento, evidenziarono da subito tutta una serie di inconvenienti che non faceva certo ben sperare in vista di un nuovo impiego. Le perdite di questi carri furono causate più da guasti meccanici che non dai combattimenti. Sidi el-Barrani era ritenuto da Graziani come il punto massimo di penetrazione raggiungibile dalle truppe italiane. Un nuovo passo avanti si sarebbe potuto compiere una volta riorganizzate le forze impiegate, risistemate le strade, organizzato un servizio idrico (visto che gli inglesi avevano salato, inquinato o distrutto i pozzi) e ricevuto dall’Italia ulteriori materiali, cioè carri armati ed automezzi. Graziani aveva fatto la scelta giusta decidendo di fermarsi. Gli inglesi avevano avuto da tempo sentore dell’offensiva italiana e avevano ritirato da tempo le loro forze dalla frontiera lasciando un poco consistente raggruppamento di forze motorizzate a fronte dell’avanzata italiana. O’Connor aveva infatti raccolto il grosso delle sue forze, soprattutto corazzate, a Marsa Matruh. Se Graziani fosse avanzato verso di essa la Western Desert Force avrebbe contrattaccato con tutti i suoi carri. Le truppe italiane assunsero così un nuovo schieramento. Le divisioni libiche furono poste a guardia di Sidi el-Barrani e delle zone circostanti insieme alla Divisione “23 marzo” e al “Maletti”. Il XXIII c.a. si spiegò tra Sollum e Bir Rabia per parare possibili minacce da sud; il XXII c.a. si portò tra Tobruck, el-Adem e Gambut; il XXI c.a. si schierò tra Barce e Bena.

Torna Indietro